Archivio per la categoria ‘Digitale’

mar
07
2010
0

Le età dei social network

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Da chi sono frequentati i maggiori social network?

La distribuzione per età degli utilizzatori dei siti di maggior successo di questi anni è sicuramente un dato utile anche per il marketing cinematografico, anche se poi le dinamiche dei sottoinsiemi che si creano all’interno di questi siti segmentano a loro volta in modo molto netto gli utenti.

Detto questo ecco due rappresentazioni grafiche, riferite al mercato americano, che rendono molto bene l’idea, scegliete quella che vi piace di più. Qui trovate l’articolo completo.

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mar
06
2010
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Zero Tolerance on Piracy

Schermata 2010-03-04 a 20.47.28.png Livestream ha lanciato negli scorsi giorni una campagna di Tolleranza Zero nei confronti della pirateria, pubblicando una lunga riflessione in merito firmata dal suo CEO Max Haot.

Un chiaro messaggio agli utilizzatori della popolare piattaforma di streaming dal vivo, ai concorrenti, soprattutto a Justin.tv, ma penso anche ai potenziali clienti della piattaforma.

mar
04
2010
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Alice in Internet

Nella mia personale classifica delle campagne di lancio online meglio orchestrate e riuscite degli ultimi anni Alice in Wonderland si è ovviamente guadagnata una posizione di favore e non perché abbiamo avuto l’onore di parteciparci con la sponsorizzazione del nostro blog e con al gestione delle fan page ufficiali del film su Facebook.

La campagna non è stata necessariamente più ricca di altre dal punto di vista di presenze su internet più o meno ufficiali, applicazioni per iPhone o virali ed altro (anche se i live su Ustream sono stati una novità), ma è stata molto ben orchestrata e gestita proprio nel rapporto con i blog cinematografici e non.

Soprattutto la gestione dei materiali ha permesso di generare un crescendo che con la propagazione a cerchi concentrici delle news ha coinvolto davvero tutti, allineando le date di release dei materiali in tutti i paesi, in modo che le esclusive fossero tali in tutti i territori.

Questa gestione ha fatto si che ovunque di parlasse del film. Il rovescio della medaglia, guardandola dal punto di vista del publisher di un sito di cinema, è proprio che sui siti di frontiera, quelli che competono per non lasciarsi sfuggire nemmeno una news, si sia finito per “parlarne troppo di fronte a troppo poco” e come sempre accade è il miglio organo di autocontrollo che abbiamo, “i lettori”, a farcelo notare. A noi è successo nei i commenti a questo post.

Sono convinto che la strategia adottata sia la migliore per arrivare a tutti, ma questa frequenza di sollecitazioni può forse essere eccessiva per gli appassionati, che possono finire per stancarsi. Ed ecco che abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

Anche se devo dire che presentare uno alla volta tutti i giocattoli di Toy Story 3 è davvero divertente!

mar
04
2010
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Colpo di Fulmine – 9 minuti del film e Traielr Italiano

Su ScreenWEEK.it abbiamo presentato in esclusiva i primi nove minuti di Colpo di Fulmine - Il mago della truffa e il trailer del film, tutti e due i video sono anche qui sotto.

Il titolo italiano scelto dalla Lucky Red ha fatto molto discutere in rete, ma commentando sono tutti d’accordo nel dire che il titolo originale, I Love You Phillip Morris faceva pensare o a una pubblicità occulta o al sequel di Thank You For Smoking.

Il titolo precedente restava più impresso, ma penso che il posizionamento dato al film gli dia le possibilità che merita.

feb
15
2010
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Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
13
2010
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Open Source Cinema

Via infoservi ho scoperto il progetto Open Source Cinema. Sintetizzato qui da Massimo Menichinelli e partito da questo sito il progetto ha dato origine a un documentario sull’evoluzione del copyright presentato in vari Festival e di cui si trova qui sotto il trailer.

Il film non è acquistabile via internet dall’Italia, anche se qualcosa si può trovare qui e a quanto ho capito in Italia dovrebbe essere approdato, o approdare, su Cult.

Devo dire che più passa il tempo, forse perché invecchio, più mi ritrovo paradossalmente all’opposto di posizioni che avevo qualche anno fa sul tema del rapporto tra user generated content e diritto d’autore.

Il problema è che in questi anni, nonostante alcuni esempi degni di nota (come lo stesso Girl Talk di cui si parla nel film) che a loro volta hanno comunque costruito un proprio modello economico e una personale passione per i mashup dei trailer dei film, di contenuti audio/video generati dagli utenti che valesse la pena di vedere/ascoltare ne ho visti veramente pochi.

Si, la realtà non è solo o bianco o nero, e proprio per questo non è possibile, solo perché crediamo in una nuova era digitale, abbracciarla senza se e senza ma.

video platform
video management
video solutions
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feb
10
2010
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Sequestrati occhiali 3D e chiusa sala a Livorno

Avatar è un fenomeno di dimensioni tali da attirare attenzioni di ogni genere, comprese quelle di chi più o meno opportunamente ha sollevato il problema degli occhialini 3D non usa e getta. Problema sollevato solo adesso che si inizia a percepire la dimensione economica del fenomeno 3D e non prima, eppure il 3D c’è da più di un anno ormai.

Non voglio qui negare che la cosa vada affrontata con tutte le cautele e la serietà del caso (anche qualche nostro lettore ha sollevato il problema) solo che in un paese in cui ci somministrano mozzarelle alla diossina, confezionano formaggi riciclando latticini scaduti con affogati gli scarafaggi e feci di roditore, fanno il pane con la legna delle bare, l’idea di fondo è che la priorità andrebbe data ad altro.

Ad esempio ieri hanno sequestrato 500 occhiali a al The Space-Medusa di Livorno e chiuso la relativa sala 3D a quanto pare per l’assenza del marchio “Ce” dagli occhialini stessi, come se fosse, effettivamente, il marchio “Ce” a fare la differenza tra una cosa dannosa per la salute e una cosa che non lo è.

Non si tratta di disfattismo, ma di priorità. Avendo dei bambini mi trovo quotidianamente a prestare attenzione ai giocattoli e altre cose che sono vendute a tonnellate nelle nostre strade e 9 su 10 ho la sensazione che tali marchi siano o contraffatti o ci sia qualcosa di poco chiaro sui criteri con cui vengono concessi, perché girano cose di una pericolosità assurda, sicuramente molto più alta degli occhialini Dolby 3D che hanno usato anche i miei figli.

Le forze dell’ordine sono già impegnate in una lotta impari contro questo tipo di fenomeni e ho seri dubbi che siano impiegate al meglio quando costrette a fare queste operazioni. Meglio lasciarle sequestrare un po’ di robaccia per strada.

feb
03
2010
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La Blogosfera Italiana

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Sembra la giornata dei ricordi e, soprattutto dei tre anni. Come per il post sullo streaming di Lost, infatti, sono passati tre anni da quando (mi) trovai (in) questa rappresentazione della Blogosfera.

Oggi ne ho trovato davvero una più bella e sofisticata e sul blog di Vincos ne trovata anche la spiegazione.

Grazie a Closr.it è poi possibile anche zoommare nell’immagine e trovare, ad esempio, ScreenWEEK.it o altri blog che trattano lo stesso argomento o si linkano fra di loro.

feb
03
2010
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Lost, in streaming, su internet, legalmente, 24 ore dopo gli USA… in Italia!

[UPDATE: il countdown è scaduto, dopo qualche minuto dall'ora X e un po' di attesa con 00:00:00:00 ho potuto accedere al servizio che era probabilmente sovraccarico. Dopo un po' funzionava tutto bene, peccato che tra le condizioni d'uso ci sia scritto "Se hai WinNT, Win 95, Win 98 Prima Edizione o Mac non potrai fruire dei contenuti" e quindi mi sia fermato prima di buttare 1.99€ e ci sarei cascato perché la preview in streaming funziona... sul perché considero così grave che questi servizi non siano pensati PER TUTTI, utenti Mac compresi prima di altri, tornerò dopo aver guardato un po' di televisione, o magari un VHS. Segue il testo del post originale, carico di entusiasmo ancora una volta deluso]

Si, lo so che molti avranno da ridire e di obiezioni se ne possono sollevare tante, ma io avevo smesso di sperarci. Certo c’è ancora l’incognita “funzionerà?”, però che anche in Italia, finalmente, sia possibile vedere legalmente le puntate delle serie TV in una modalità di questo tipo è innegabilmente un segno che i tempi stanno cambiando.

Di cosa sto parlando? La notizia l’abbiamo data sia su Episode39.it che su ScreenWEEK.it: da questa sera, collegandosi qui, sarà possibile vedere anche online, in streaming, legalmente e a pagamento la sesta stagione di Lost, con gli episodi in inglese e sottotitolati in italiano “trasmessi” solo poche ore dopo la premiere USA e una settimana prima della trasmissione in televisione, che in questo caso avviene su Sky.

Anche se qui l’accento è tutto sulla trasmissione online è importante osservare che Disney prosegue l’esperimento già avviato con Flash Forward di realizzare la quasi contemporaneità tra l’uscita USA e quella italiana delle serie.

Già questa è una grande conquista almeno saremo finalmente allineati al resto del mondo e complimenti a chi, in così poco tempo, doppia le puntate delle serie.

A questo si aggiunge anche la possibilità di vedere in streaming un derivato del prodotto del tutto simile a quello che si può reperire, più o meno con gli stessi tempi e in alcuni casi modi, sul “mercato pirata”, ovvero la puntata in inglese sottotitolato in italiano che arriva quindi online praticamente con gli stessi tempi con cui viene distribuita negli USA attraverso l’iTunes Store e servizi analoghi.

Dopo “solo” tre anni da quando una seria distribuzione online dei contenuti televisivi e cinematografici prendeva vita grazie all’accordo Apple-Disney anche noi in Italia muoviamo un passo in quella direzione.

Certo, rispetto alle aspettative di allora può sembrare poco, ma è invece un segno che i tempi stanno finalmente cambiando.

feb
02
2010
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The Book of Eli… no Jobs

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L’Economist, in un numero che contiene anche un interessante speciale dedicato ai social network, dedica la sua copertina a Steve Jobs (qui una raccolta di altre copertine a lui dedicate).

Con il lancio del già famoso iPad continuano i confronti biblici che vedono protagonista il fondatore della Apple. Le tante aspettative legate a questo prodotto, che è stato forse il più anticipato e quindi il meno sorprendente della Apple, giustificano un po’ di ironia, anche se nonostante le condivisibili obiezioni resto convinto che l’iPad sarà l’ennesima rivoluzione.

Scritto da Davide in Digitale, Editoria, Internet
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