Archivio per la categoria ‘Cinema 2.0’

mar
04
2010
0

Alice in Internet

Nella mia personale classifica delle campagne di lancio online meglio orchestrate e riuscite degli ultimi anni Alice in Wonderland si è ovviamente guadagnata una posizione di favore e non perché abbiamo avuto l’onore di parteciparci con la sponsorizzazione del nostro blog e con al gestione delle fan page ufficiali del film su Facebook.

La campagna non è stata necessariamente più ricca di altre dal punto di vista di presenze su internet più o meno ufficiali, applicazioni per iPhone o virali ed altro (anche se i live su Ustream sono stati una novità), ma è stata molto ben orchestrata e gestita proprio nel rapporto con i blog cinematografici e non.

Soprattutto la gestione dei materiali ha permesso di generare un crescendo che con la propagazione a cerchi concentrici delle news ha coinvolto davvero tutti, allineando le date di release dei materiali in tutti i paesi, in modo che le esclusive fossero tali in tutti i territori.

Questa gestione ha fatto si che ovunque di parlasse del film. Il rovescio della medaglia, guardandola dal punto di vista del publisher di un sito di cinema, è proprio che sui siti di frontiera, quelli che competono per non lasciarsi sfuggire nemmeno una news, si sia finito per “parlarne troppo di fronte a troppo poco” e come sempre accade è il miglio organo di autocontrollo che abbiamo, “i lettori”, a farcelo notare. A noi è successo nei i commenti a questo post.

Sono convinto che la strategia adottata sia la migliore per arrivare a tutti, ma questa frequenza di sollecitazioni può forse essere eccessiva per gli appassionati, che possono finire per stancarsi. Ed ecco che abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

Anche se devo dire che presentare uno alla volta tutti i giocattoli di Toy Story 3 è davvero divertente!

feb
15
2010
2

Alice… attraverso la finestra

[UPDATE del 17/2: un articolo di Variety di ieri fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.]

Mentre finivo il mio post sul 3D tarocco è esploso anche in Italia il caso Disney vs esercenti con al centro Alice in Wonderland (qui un articolo sul problema a livello internazionale).

Si tratta dell’ennesimo, in questo caso penso importante, capitolo di una questione decisiva per il futuro del cinema, che fino ad oggi è quasi sinonimo di film, e della loro distribuzione.

Un breve riepilogo:

- L’oggetto del contendere sono le windows, ovvero quelle finestre temporali che regolamentano (in alcuni paesi per accordi, in altri con vere e proprie leggi) l’uscita di un film prima al cinema e poi in home video e in tutti gli altri canali via via più “poveri”.

- Da una parte ci sono gli esercenti, cioè i gestori dei cinema, che vogliono che le windows siano il più lunghe possibile: se oggi esce un film nuovo è evidente che più tempo passerà prima che arrivi in home video e/o in tv più lo spettatore è incentivato ad andarlo a vedere nei cinema.

- Dall’altra ci sono i distributori, cioè che produce/distribuisce il film al cinema, che iniziano ad essere tentati e/o costretti a ridurre queste windows, soprattutto la prima, perché gli investimenti fatti per lanciare un film sarebbero ottimizzati se si potesse venderlo contestualmente su più canali e perché la pirateria sta sbriciolando l’home video.

Tutte le parti hanno le loro ragioni. I cinema difendono un settore che continuerebbe ad esistere, ma subirebbe comunque una grossa ridimensionata dall’uscita in contemporanea di un film anche su altri supporti home. I distributori vogliono ottimizzare le risorse. Tutti hanno il problema pirateria, che allontana la gente dai cinema, divora l’home video, cresce ogni giorno e finisce, in questo modo, per danneggiare soprattutto la produzione.

Il problema è che alla fine il rischio per chi produce e distribuisce film è che il guadagno ottenuto difendendo le sale cinematografiche venga superato dalla perdita di non poter vendere, subito, i film anche in home video (e su tutti gli altri personal media emergenti), rinunciando così al “pagamento del prezzo del biglietto” dei tanti che finiscono per essere pirati semplicemente perché c’è la domanda (di film, subito disponibili sui personal media), ma manca l’offerta legale degli stessi.

Tutto il settore ha consapevolezza di questo problema (si, c’è ancora chi non crede che internet sia un canale distributivo, ma diciamo che si stanno estinguendo), solo che l’avvicinamento ad un nuovo equilibrio non può avvenire gradualmente e con consapevolezza, ma attraverso momenti di continua e progressiva rottura cui dovremmo abituarci.

Credo infatti che mentre da una parte, nonostante l’evidenza della necessità di reagire all’evoluzione del mercato assecondandone le esigenze, la resistenza al cambiamento sarà estrema, dall’altra il bisogno di guadagnare maggiori gradi di libertà nella gestione della distribuzione di un prodotto che viene trattato tutto allo stesso modo sia ormai imprescindibile.

Il momento per fare questa operazione è propizio e unico perché i film in 3D, almeno finché non avremo i televisori 3D, si vanno a vedere solo al cinema. In questo caso i cinema non hanno bisogno della protezione della window per riempire le sale, perché il prodotto è unico ed irripetibile nella sua esperienza 3D solo in una sala cinematografica, mentre tutto il pubblico che al cinema non andrebbe comunque e per alcun motivo è perso in quanto si sarà sicuramente procurato la copia pirata del film.

E’ quindi inevitabile che i distributori provino ora, con la variabile 3D in gioco, a forzare la mano su una questione che è di vitale importanza per il futuro dell’intero settore.

Dall’altra parte capisco la resistenza dell’esercizio nel creare un precedente che finirebbe per valere, una volta passato, anche per i film non in 3D, e nel dare il via ad un fenomeno che comunque ridurrebbe il peso delle sale sul bilancio finale di un film e metterebbe in crisi, nel tempo, tante strutture, investimenti e posti di lavoro.

La finestra aperta dal 3D, che rende solo palese una cosa che cuor nostro tutti già sappiamo su quanto ci siano film da cinema e film che possono essere visti tranquillamente anche a casa, è però un’opportunità per tutti. Perché continuare a lasciare insoddisfatta una domanda di mercato che vuole alternative al cinema, soprattutto per certi film, significa solo perdere spettatori.

feb
15
2010
2

Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
13
2010
0

Open Source Cinema

Via infoservi ho scoperto il progetto Open Source Cinema. Sintetizzato qui da Massimo Menichinelli e partito da questo sito il progetto ha dato origine a un documentario sull’evoluzione del copyright presentato in vari Festival e di cui si trova qui sotto il trailer.

Il film non è acquistabile via internet dall’Italia, anche se qualcosa si può trovare qui e a quanto ho capito in Italia dovrebbe essere approdato, o approdare, su Cult.

Devo dire che più passa il tempo, forse perché invecchio, più mi ritrovo paradossalmente all’opposto di posizioni che avevo qualche anno fa sul tema del rapporto tra user generated content e diritto d’autore.

Il problema è che in questi anni, nonostante alcuni esempi degni di nota (come lo stesso Girl Talk di cui si parla nel film) che a loro volta hanno comunque costruito un proprio modello economico e una personale passione per i mashup dei trailer dei film, di contenuti audio/video generati dagli utenti che valesse la pena di vedere/ascoltare ne ho visti veramente pochi.

Si, la realtà non è solo o bianco o nero, e proprio per questo non è possibile, solo perché crediamo in una nuova era digitale, abbracciarla senza se e senza ma.

video platform
video management
video solutions
free video player

feb
11
2010
0

6 anni di Facebook

Se nel resto del mondo i social media erano al centro dell’attenzione anche fin da prima della sua esplosione, in Italia è stato sicuramente Facebook a dare al fenomeno una rilevanza nel mondo reale, tanto da modificare la quotidianità con cui ci relazioniamo al prossimo.

Nel bene e nel male, con qualche esasperazione che porta a seguire l’ultima moda come se tutto il resto non esistesse più (mentre esisteva prima, esiste ancora e esisterà in forme diverse e forse anche più importanti in futuro), Facebook ha assunto una dimensione significativa anche nel come si promuovono i film.

E’ anche in quest’ottica che ripropongo questi sei anni di Facebook riassunti in un’immagine per Mashable (via infoservi).

facebook-viz-small.jpg
gen
29
2010
1

Online per la giuria i film del David di Donatello

Fin dal lontano 1994, quando vidi il primo video attraversare l’oceano ed arrivare sulla scrivania del mio computer (era uno spot della Apple) penso al momento in cui anche i film avrebbero potuto essere distribuiti via internet.

Ormai sappiamo tutti bene quanto questo sia una realtà, anche se l’assenza di una degna offerta legale in italiano pesa come un macigno su qualsiasi lamentela contro la pirateria, però nonostante il mio amore per l’innovazione mi suona un po’ strana questa iniziativa comunicata oggi alla giuria del David di Donatello.

Segue il testo di una mail inviata oggi ai membri della giuria.

Oggetto: PRIMA COMUNICAZIONE AI GIURATI

Ill.mo Giurato,

l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello è lieta di
presentarle il *David Movie Delivery System (DMDS)*, un sistema web in
grado di mostrarle tutti i film delle case produttrici che quest’anno
hanno deciso di aderire all’iniziativa.

Si tratta di un sistema _legale, sicuro e non piratabile_. Con il David
Movie Delivery System _potrà guardare tutti i film iscritti al servizio
in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo_: sarà sufficiente
un computer, una connessione ad internet e, ovviamente, le proprie
chiavi d’accesso al sistema.

Ogni film sarà visibile una, due o tre volte a seconda di quanto ha
stabilito la casa di produzione cui il film appartiene.

A breve, la LookAround srl, ideatrice del progetto insieme al David e a
T2web srl, le invierà una mail con istruzioni semplicissime e le sue
personali chiavi di accesso al sistema.

LookAround e T2Web saranno inoltre a disposizione per rispondere alle
vostre domande di natura tecnica e non.

Sicuri di farvi cosa gradita nel modernizzare il Premio e le modalità di
fruizione dei film in concorso, ringraziamo per la collaborazione e
porgiamo cordiali saluti.

Ora sappiamo tutti bene che anche l’Academy ha parecchi problemi a far vedere ai giurati i film destinati agli Oscar e di analogo problema soffre il nostro prestigioso equivalente nazionale.

In teoria qualsiasi mezzo possa facilitare la visione dei film da parte dei membri della giuria dovrebbe essere ben accetto, però resto dell’idea che al nostro cinema più che ad altro (vedi Avatar e i blockbuster americani) farebbe bene che i film venissero visti innanzitutto al cinema.

Si può predicare di vedere i film in sala e poi dire palesemente che il più prestigioso premio italiano viene assegnato da una giuria che potrà fare a meno di mettere piede in sala e vedere i film su internet?

gen
27
2010
0

Avatar, la guerra dei record e Harry Potter in 3D

Avatar, come già detto, porta il cinema nell’era del Cinema 2.0 e anche se dubito che qualcuno batterà realmente questi record nel breve termine i numeri che sta facendo rendono necessario correre ai ripari, per evitare di fare brutta figura con i blockbuster non 3D dei prossimi anni.

Penso sia da leggere in quest’ottica la notizia della conversione al 3D anche degli ultimi capitoli di Harry Potter (e i Doni della Morte 1 e 2) e basta farsi due conti, anche solo sull’Italia, per capire il perché.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue ha incassato nel nostro paese poco più di 18.300.0000 Euro, portando al cinema quasi 3 milioni di persone, da cui discendo un prezzo medio del biglietto di 6,13 Euro.

Se gli stessi 3 milioni di persone avessero pagato il prezzo medio del biglietto di Avatar, ad oggi 8,44 Euro, l’incasso finale del film sarebbe stato di oltre 25.000.000 di Euro.

Dato che da quel che si legge convertire un film come Harry Potter in 3D costa 5 milioni di $ ecco lì che solo con il differenziale potenziale di incasso dell’Italia l’operazione è già più che conveniente, anche perché il parco sale 3D è in continua crescita e quindi, teoricamente, sono in aumento le situazioni in cui il film potrà essere proiettato in 3D e quindi il prezzo medio è destinato a crescere ancora, visto che ad esempio per L’Era Glaciale 3, solo pochi mesi fa ma con la metà circa delle sale 3D di adesso, è stato di 7,32 Euro.

Bisognerà però vedere quanto pubblico sceglierà effettivamente di preferire la visione in 3D di un film che non ha le caratteristiche di Avatar e di altri titoli concepiti per il 3D, ma a cui la terza dimensione è stata aggiunta in post-produzione, oppure opterà con maggiore serenità per la visione tradizionale.

Il rischio è di trovarsi di fronte a due tre anni in cui non sarà facile distinguere tra film nati e concepiti in 3D e film proposti in 3D solo per ragioni di box office, una strada che rappresenta un’opportunità, ma anche un rischio per il neonato formato e la sua capacità di dimostrare quanto sembra perfettamente riuscito a fare con Avatar, cioè che il 3D è effettivamente un’esperienza a valore aggiunto.

PS: sul record di Avatar leggi anche questo post.

gen
19
2010
1

Avatar 3 volte in 3D in giro per l’Italia

Dopo un fine settimana record Avatar continua a macinare risultati impressionanti, avendo superato i 500 milioni di dollari negli USA già nella giornata di ieri (mentre in Cina ritirano le copie 2D per far spazio a Confucio). Tutti gli altri film raccolgono davvero le briciole, confermando la sensazione che nel weekend molti abbiano incassato solo perché le sale con Avatar erano piene, beneficiando del naturale travaso da una sala all’altra.

Su ScreenWEEK.it abbiamo assecondato l’avatarmania offrendo ai nostri lettori nelle principali città il biglietto del cinema per andare a vedere Avatar tre volte in tre diversi schermi 3D e devo dire che, pur se in modo diverso e senza alcun metodo scientifico, sono venuti fuori dei post interessanti dalle città di Ravenna, Roma e dintorni, Genova, Milano, Palermo, NapoliTorino e Rimini (Insettoselvaggio) + Rimini (Rafe).

Ovviamente alla Box Office Cup il film ha premiato chi aveva fatto le previsioni più aggressive e reso ancora più interessante il round di questa settimana.

gen
13
2010
0

Cinema 2.0: Avatar è il primo film del nuovo millennio

In realtà dovrei dire del nuovo secolo, perché il cinema non ha una storia millenaria e il fatto di essere a cavallo di un nuovo millennio e “vivere” in quello che un giorno sarà chiamato il terzo millennio è solo una gran botta di fortuna ed una cosa molto più grande di quello di cui trattiamo qui, ma proprio per questo millennio ha tutto un altro sapore e non capita a tutti di poterlo usare quindi mi sono detto perché no!

Poi chissà se all’appuntamento col prossimo cambio di secolo il cinema esisterà ancora, quindi potrebbe essere la prima, ma anche l’ultima, occasione per dire che col nuovo film di James Cameron ci troviamo ad un punto di svolta della storia del cinema. Non tanto perché dopo Avatar nulla sarà più come prima, per molti anni ancora il cinema sarà ancora così come lo conosciamo, ma perché d’ora in avanti diventerà definitivamente normale anche avere dei film in cui ambientazioni e protagonisti, pur in un’opera che appare “live action”, sono in realtà tanto artificiali, eppure così altrettanto vivi, quanto i personaggi di un moderno film d’animazione o di un normale film con personaggi in carne e ossa.

Certo la differenza tra il film d’animazione e quello live action rimane comunque nel fatto che mentre nel primo l’interpretazione è tradotta in immagine con la mediazione di artisti, in questi film abbiamo, anche se bisogna dire “ancora” e “parzialmente” perché non è così per tutte le creature che prendono vita sullo schermo, degli attori in carne ed ossa a dare il primo alito di vita ai personaggi e alla loro storia.

Penso che abbia sintetizzato benissimo questo concetto Gabriele Niola nella recensione pubblicata su ScreenWEEK.it quando dice che “Avatar ha il compito di traghettare (speriamo) il mestiere di regista in un’altra era fatta di nuove potenzialità aggiunte alle solite“.

Intendiamoci non è che si tratti, in assoluto, di tutte cose mai viste, ma mai nessuno ne aveva fatto un’opera così integrata, totale, articolata e compiuta e sappiamo bene che, una volta sviluppata, certa tecnologia diventa quasi automaticamente uno standard per tutti, uno standard che rende definitivamente obsoleta la già triste espressione: “questo film è tutto effetti speciali”, perché gli effetti speciali sono finalmente “normali” e andranno commentati non più come un elemento (che per alcuni è) estraneo al film, ma alla pari con i costumi, le scenografie, la fotografia… tutti elementi che in gran parte sostituiscono ed integrano.

Per l’industria dell’entertainment, infine, Avatar rappresenta quel film che non solo, oggi, riporta la fruizione nella sala cinematografica al centro dell’attenzione del pubblico e mantiene in pieno la promessa 3D fatta da Katzenberg un anno fa, ma anche l’evento storico che ci convincerà, nei prossimi anni, a cambiare per l’ennesima volta (ma non saranno troppe) televisore, alla ricerca della visione 3D anche in casa.

Scritto da Davide in 3D, Cinema, Cinema 2.0, Digitale, Distribuzione
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