Archivio per la categoria ‘3D’

feb
15
2010
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Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
12
2010
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King Kong a 360° in 3D

Un blogger non fa in tempo a rattristarsi per alcune mancanze tecnologiche che non permettono di godere appieno della tecnologia 3D, che subito arriva il sistema che colma il vuoto, che chiude la breccia, che mette una toppa alla mancanza.

Nel pezzo che vi ho linkato parlavo dell’ottimo utilizzo del 3D in Avatar, del modo in cui Cameron è riuscito a renderlo naturale. Ma soprattutto auspicavo l’introduzione a breve di schermi più coinvolgenti, di semisfere capaci di avvolgere lo spettatore e di rendere quindi l’effetto delle tre dimensioni davvero completo e coinvolgente.

Ed ecco che poche settimane dopo arriva dagli studi Universal una notizia che batte proprio questa strada.
Pare infatti che all’interno degli studi della Major, a Los Angeles, stiano mettendo a punto un’attrazione davvero spettacolare.
Tema del giochino è King Kong, nella versione di Peter Jackson del 2005.
Si tratta però non di un video realizzato con materiale d’archivio ma di un progetto creato da zero e realizzato nuovamente dal regista neozelandese.

L’attrazione si chiama “King Kong 360 3-D, created by Peter Jackson” (giusto per non lasciare nulla di non detto) ed è così composta.
Due enormi schermi curvi, alti 4o piedi e lunghi 180 (circa 14 per 64 metri ) sui quali vengono proiettate immagini in 3 dimensioni dello scimmione impegnato a lottare col T-Rex sull’Isola del Teschio.
Gli spettatori saranno su una struttura che subirà movimenti, colpi, scossoni e saranno investiti da odori, aria, vento.
In pratica (questo lo scopo del gioco) sarà come trovarsi nella foresta insieme a King Kong in persona.

Se posso sbilanciarmi, e naturalmente se il lavoro sarà fatto con le dovute attenzioni, il risultato potrebbe essere davvero sorprendente.
La più grande e coinvolgente attrazione in 3D del mondo.
Naturalmente i costi dell’installazione sono decisamente elevati e per il momento non è ipotizzabile realizzare interi film con queste modalità, soprattutto per quello che riguarda la realizzazione di luoghi di fruizione adatti.

Sono però convinto che il futuro possa essere davvero questo e se Kink Kong 360 3D dimostrerà che la tecnica ha raggiunto un livello ottimale e l’unico ostacolo rimane il costo… beh… penso che in pochi anni (diciamo un decennio?) l’ostacolo possa essere superato.

…o magari abbattutto se una manona può darcela anche King Kong

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Tecnologia
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feb
10
2010
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Sequestrati occhiali 3D e chiusa sala a Livorno

Avatar è un fenomeno di dimensioni tali da attirare attenzioni di ogni genere, comprese quelle di chi più o meno opportunamente ha sollevato il problema degli occhialini 3D non usa e getta. Problema sollevato solo adesso che si inizia a percepire la dimensione economica del fenomeno 3D e non prima, eppure il 3D c’è da più di un anno ormai.

Non voglio qui negare che la cosa vada affrontata con tutte le cautele e la serietà del caso (anche qualche nostro lettore ha sollevato il problema) solo che in un paese in cui ci somministrano mozzarelle alla diossina, confezionano formaggi riciclando latticini scaduti con affogati gli scarafaggi e feci di roditore, fanno il pane con la legna delle bare, l’idea di fondo è che la priorità andrebbe data ad altro.

Ad esempio ieri hanno sequestrato 500 occhiali a al The Space-Medusa di Livorno e chiuso la relativa sala 3D a quanto pare per l’assenza del marchio “Ce” dagli occhialini stessi, come se fosse, effettivamente, il marchio “Ce” a fare la differenza tra una cosa dannosa per la salute e una cosa che non lo è.

Non si tratta di disfattismo, ma di priorità. Avendo dei bambini mi trovo quotidianamente a prestare attenzione ai giocattoli e altre cose che sono vendute a tonnellate nelle nostre strade e 9 su 10 ho la sensazione che tali marchi siano o contraffatti o ci sia qualcosa di poco chiaro sui criteri con cui vengono concessi, perché girano cose di una pericolosità assurda, sicuramente molto più alta degli occhialini Dolby 3D che hanno usato anche i miei figli.

Le forze dell’ordine sono già impegnate in una lotta impari contro questo tipo di fenomeni e ho seri dubbi che siano impiegate al meglio quando costrette a fare queste operazioni. Meglio lasciarle sequestrare un po’ di robaccia per strada.

gen
26
2010
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Il 3D in pellicola è realtà (da incubo)

oculr 3dIl 3D moderno è digitale, si basa su quella tecnologia e per quello funziona diversamente da quello del passato. Ma il digitale costa e oggi fanno capolino i primi sistemi per rendere i normali proiettori capaci di mandare film in pellicola 3D. Si tratta di una notizia ottima per gli esercenti e pessima per gli spettatori, i quali come spesso capita saranno per lo più ignari delle opportunità che gli sfuggono.
Da quando è cominciata la grande operazione di penetrazione nelle sale mondiali della tecnologia per la visione stereoscopica moderna, si è detto più volte che uno dei pregi maggiori è di forzare gli esercenti al passaggio verso i proiettori digitali. Anzi, è acclarato che tanta insistenza da parte dei produttori/distributori nel fare film in 3D e spingerli in giro (in molti casi finanziando le sale perchè comprino la tecnologia adeguata) è finalizzata ad avere il digitale nelle sale, cioè apparecchiature che consentano di distribuire i film non in pellicola (che significa portare le pizze con un camion e un impiegato) ma via internet (che significa abbattere grandissima parte dei costi).

Il sogno di un parco sale interamente digitali che sembrava ora finalmente ipotizzabile (sebbene in un remoto futuro) potrebbe infrangersi di fronte ai nuovi brevetti di Technicolor e OculR. Le due società hanno infatti messo a punto separatamente due sistemi diversi (leggi: rivali) per mandare film tridimensionali con un normalissimo proiettore in pellicola.
In entrambi i casi si tratta di fornire una pellicola stampata appositamente, una lente particolare che fa il lavoro e i soliti occhialini, il risultato (dicono le aziende) è pari a quello del 3D digitale.
In realtà pari non lo sarà mai, perchè di pellicola si tratta, il che significa che un margine di fastidiosa imprecisione è fisiologico (tanto che entrambi i sistemi sono dotati di sistemi di correzione in diretta per i proiezionisti) e soprattutto che non si potrà godere dello splendore del digitale.

Technicolor-3D-System-Diagram
OculR è una joint venture di ex dirigenti di Panavision (attrezzature), RealD (operatori nel campo del 3D) e MGM/Fox (distributori) e sfrutta un brevetto (Oculus 3D) che prevede di stampare pellicole nelle quali ogni frame è diviso in due verticalmente, cioè ogni fotogramma ha due immagini affiancate a polarità diversa. La lente speciale poi le rende una sola e la proietta sullo schermo. L’occhiale fa il resto come al solito.
Technicolor invece è il colosso della postproduzione che ha in mano già tantissima parte dei processi di lavoro sulla pellicola (compresa la sua digitalizzazione) per gran parte del mercato mondiale (il che significa, per dire, anche italiano) e ha messo a punto un sistema simile che divide il fotogramma sempre in due ma orizzontalmente con la relativa lente che aggiusta il tutto per la proiezione e gli occhialini a fare il lavoro di rifinitura finale.

L’idea, nella propaganda delle aziende, è di portare il 3D anche alle sale che non possono ammodernarsi e di consentire una più agevole transizione verso il momento in cui tutte diventeranno digitali. La realtà dei fatti però è che se le sale vogliono solo guadagnare di più da questo 3D (come è anche corretto), ma se possono comunque maggiorare il biglietto (e possono), perchè una volta passati a questo 3D low cost dovrebbero poi comprare un costosissimo proiettore digitale? E lo spettatore che si troverà di fronte un film 3D in pellicola non potendo conoscere la differenza che giudizio darà su questo nuovo stile di visione lontano anni luce dalla perfezione del digitale?
Per molto tempo abbiamo detto che il 3D moderno non è come quello di una volta, che risolve i suoi problemi e che è sostanzialmente migliore. La versione in pellicola rischia di negare quest’assunto riducendo drasticamente i passi avanti fatti dagli anni ‘80 ad oggi.

Scritto da Gabriele Niola in 3D, Digitale, Distribuzione, Esercizio, Tecnologia

gen
22
2010
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Il libro misterioso di Alice in wonderland

E così parte (o se volete continua) anche la campagna di marketing virale di Alice in Wonderland.
Il film di Tim Burton sarebbe in realtà capace di viaggiare da solo vista la grande attesa che si trascina dietro per la firma del regista, per la presenza di Johnny Depp e per le immagini finora rilasciate.
Però perchè lasciarsi sfuggire l’occasione di coinvolgere la rete?

Così alla Walt Disney hanno pensato bene di inviare un regalino ad alcuni blogger americani.
Quelli di Firstshowing, per esempio, hanno ricevuto un bel pacchetto contenente una copia del libro Alice in Wonderland. Solo che all’apertura hanno trovato dentro un secondo libro, ed aprendo questo un terzo, e poi ancora fino a quando l’apertura dell’ultimo libricino ha rivelato la presenza di una chiave vecchio stile (in realtà USB) e di un bigliettino “Leggimi”.

alice-wonderland-marketing

Trovate la descrizione dettagliata di quanto era contenuto nella scatola su questa pagina, ma quello che mi interessa è scoprire questo nuova campagna di viral marketing cinematografico.
Viral, perchè anche se a ricevere il pacchetto sono stati pochi fortunati è evidente che la notizia (e le foto – ne riporto un paio anche io) stanno facendo il giro del mondo e danno nuova linfa all’attesa del film.

E mi sembra innegabile che la mossa sia molto ben realizzata.
I libri sono in perfetto stile Alice, le immagini sono quelle del film, eleganti, affascinanti, e non dubito che la chiavetta diventerà un pezzo di enorme valore tra i cinefili e tra i geek.

alice-wonderland-chiavetta

E cosa dire del bigliettino “Leggimi” e del misterioso foglio con le precisazioni sul cognome di Alice?
Il primo ci porta direttamente nel Paese delle meraviglie, il secondo solleva mille dubbi ed è facile ipotizzare che sia il legame per il prossimo passo… che a questo punto è lecito attendersi a breve.

Chiudo festeggiando questa nuova campagna di marketing (e complimenti per aver unito il reale al virtuale) ed inserendo il video realizzato dai ragazzi di Firstshowing quando hanno ricevuto ed aperto il pacco proveniente direttamente da Wonderland.

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Marketing
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gen
19
2010
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Avatar 3 volte in 3D in giro per l’Italia

Dopo un fine settimana record Avatar continua a macinare risultati impressionanti, avendo superato i 500 milioni di dollari negli USA già nella giornata di ieri (mentre in Cina ritirano le copie 2D per far spazio a Confucio). Tutti gli altri film raccolgono davvero le briciole, confermando la sensazione che nel weekend molti abbiano incassato solo perché le sale con Avatar erano piene, beneficiando del naturale travaso da una sala all’altra.

Su ScreenWEEK.it abbiamo assecondato l’avatarmania offrendo ai nostri lettori nelle principali città il biglietto del cinema per andare a vedere Avatar tre volte in tre diversi schermi 3D e devo dire che, pur se in modo diverso e senza alcun metodo scientifico, sono venuti fuori dei post interessanti dalle città di Ravenna, Roma e dintorni, Genova, Milano, Palermo, NapoliTorino e Rimini (Insettoselvaggio) + Rimini (Rafe).

Ovviamente alla Box Office Cup il film ha premiato chi aveva fatto le previsioni più aggressive e reso ancora più interessante il round di questa settimana.

gen
13
2010
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Cinema 2.0: Avatar è il primo film del nuovo millennio

In realtà dovrei dire del nuovo secolo, perché il cinema non ha una storia millenaria e il fatto di essere a cavallo di un nuovo millennio e “vivere” in quello che un giorno sarà chiamato il terzo millennio è solo una gran botta di fortuna ed una cosa molto più grande di quello di cui trattiamo qui, ma proprio per questo millennio ha tutto un altro sapore e non capita a tutti di poterlo usare quindi mi sono detto perché no!

Poi chissà se all’appuntamento col prossimo cambio di secolo il cinema esisterà ancora, quindi potrebbe essere la prima, ma anche l’ultima, occasione per dire che col nuovo film di James Cameron ci troviamo ad un punto di svolta della storia del cinema. Non tanto perché dopo Avatar nulla sarà più come prima, per molti anni ancora il cinema sarà ancora così come lo conosciamo, ma perché d’ora in avanti diventerà definitivamente normale anche avere dei film in cui ambientazioni e protagonisti, pur in un’opera che appare “live action”, sono in realtà tanto artificiali, eppure così altrettanto vivi, quanto i personaggi di un moderno film d’animazione o di un normale film con personaggi in carne e ossa.

Certo la differenza tra il film d’animazione e quello live action rimane comunque nel fatto che mentre nel primo l’interpretazione è tradotta in immagine con la mediazione di artisti, in questi film abbiamo, anche se bisogna dire “ancora” e “parzialmente” perché non è così per tutte le creature che prendono vita sullo schermo, degli attori in carne ed ossa a dare il primo alito di vita ai personaggi e alla loro storia.

Penso che abbia sintetizzato benissimo questo concetto Gabriele Niola nella recensione pubblicata su ScreenWEEK.it quando dice che “Avatar ha il compito di traghettare (speriamo) il mestiere di regista in un’altra era fatta di nuove potenzialità aggiunte alle solite“.

Intendiamoci non è che si tratti, in assoluto, di tutte cose mai viste, ma mai nessuno ne aveva fatto un’opera così integrata, totale, articolata e compiuta e sappiamo bene che, una volta sviluppata, certa tecnologia diventa quasi automaticamente uno standard per tutti, uno standard che rende definitivamente obsoleta la già triste espressione: “questo film è tutto effetti speciali”, perché gli effetti speciali sono finalmente “normali” e andranno commentati non più come un elemento (che per alcuni è) estraneo al film, ma alla pari con i costumi, le scenografie, la fotografia… tutti elementi che in gran parte sostituiscono ed integrano.

Per l’industria dell’entertainment, infine, Avatar rappresenta quel film che non solo, oggi, riporta la fruizione nella sala cinematografica al centro dell’attenzione del pubblico e mantiene in pieno la promessa 3D fatta da Katzenberg un anno fa, ma anche l’evento storico che ci convincerà, nei prossimi anni, a cambiare per l’ennesima volta (ma non saranno troppe) televisore, alla ricerca della visione 3D anche in casa.

Scritto da Davide in 3D, Cinema, Cinema 2.0, Digitale, Distribuzione
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gen
09
2010
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Avatar inaugura il nuovo decennio

Venerdì prossimo uscirà finalmente anche in Italia Avatar e non c’è bisogno di aggiungere altro per dire di cosa si tratta.

Oggi si sono svolte le anteprime per la stampa e iniziano ad arrivare le recensioni (anche la nostra prima recensione), mediamente positive anche se cariche di se e di ma, mentre non sembra avere nessun dubbio il pubblico di tutto il mondo, che ha premiato il film facendolo volare ben oltre il miliardo di dollari di incasso, tanto che Cameron ora è secondo a se stesso.

Alcune settimane fa, quando ho aperto il sondaggio su quando avrebbe incassato Avatar in Italia, la maggior parte delle risposte era concentrara al di sotto dei 20 milioni, mentre ora la maggior parte viaggia oltre i 25 (e si può continuare a votare), visti anche gli annunci che parlano di 800 copie, di cui 350 in 3D.

Curiosi di incentivare il pubblico a parlarci della sua esperienza 3D su ScreenWEEK.it paghiamo il biglietto a chi ci recensirà la sua esperienza in almeno tre sale e con questo auguriamo un buon decennio a tutti, convinti che grazie a questo film cominci con i migliori auspici.

Scritto da Davide in 3D, Box Office, Cinema, Distribuzione
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dic
21
2009
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Avatar 77,3 milioni di dollari il dato finale

Il dato finale di Avatar è di 77.3 milioni di dollari, quasi 4 milioni in più delle previsioni di ieri, ne parlo su ScreenWEEK.it.

Scritto da Davide in 3D, Box Office, Cinema
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dic
19
2009
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Il primo weekend di Avatar

Avatar Poster USA 5

Sulla pagina della Box Office Cup stiamo raccogliendo tutti i link di commento all’esordio di Avatar nel mondo. E’ l’unica cosa che possiamo fare in attesa della settimana del 15 gennaio, quando potremmo fare le previsioni anche per il nostro paese. Nel frattempo ricordate il nostro sondaggio sull’incasso italiano del film, volerà oltre i 25 milioni di Euro o voi siete più prudenti?

Scritto da Davide in 3D, Box Office, Cinema, Distribuzione, News
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