Archivio del mese di gennaio 2010

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29
2010
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Online per la giuria i film del David di Donatello

Fin dal lontano 1994, quando vidi il primo video attraversare l’oceano ed arrivare sulla scrivania del mio computer (era uno spot della Apple) penso al momento in cui anche i film avrebbero potuto essere distribuiti via internet.

Ormai sappiamo tutti bene quanto questo sia una realtà, anche se l’assenza di una degna offerta legale in italiano pesa come un macigno su qualsiasi lamentela contro la pirateria, però nonostante il mio amore per l’innovazione mi suona un po’ strana questa iniziativa comunicata oggi alla giuria del David di Donatello.

Segue il testo di una mail inviata oggi ai membri della giuria.

Oggetto: PRIMA COMUNICAZIONE AI GIURATI

Ill.mo Giurato,

l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello è lieta di
presentarle il *David Movie Delivery System (DMDS)*, un sistema web in
grado di mostrarle tutti i film delle case produttrici che quest’anno
hanno deciso di aderire all’iniziativa.

Si tratta di un sistema _legale, sicuro e non piratabile_. Con il David
Movie Delivery System _potrà guardare tutti i film iscritti al servizio
in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo_: sarà sufficiente
un computer, una connessione ad internet e, ovviamente, le proprie
chiavi d’accesso al sistema.

Ogni film sarà visibile una, due o tre volte a seconda di quanto ha
stabilito la casa di produzione cui il film appartiene.

A breve, la LookAround srl, ideatrice del progetto insieme al David e a
T2web srl, le invierà una mail con istruzioni semplicissime e le sue
personali chiavi di accesso al sistema.

LookAround e T2Web saranno inoltre a disposizione per rispondere alle
vostre domande di natura tecnica e non.

Sicuri di farvi cosa gradita nel modernizzare il Premio e le modalità di
fruizione dei film in concorso, ringraziamo per la collaborazione e
porgiamo cordiali saluti.

Ora sappiamo tutti bene che anche l’Academy ha parecchi problemi a far vedere ai giurati i film destinati agli Oscar e di analogo problema soffre il nostro prestigioso equivalente nazionale.

In teoria qualsiasi mezzo possa facilitare la visione dei film da parte dei membri della giuria dovrebbe essere ben accetto, però resto dell’idea che al nostro cinema più che ad altro (vedi Avatar e i blockbuster americani) farebbe bene che i film venissero visti innanzitutto al cinema.

Si può predicare di vedere i film in sala e poi dire palesemente che il più prestigioso premio italiano viene assegnato da una giuria che potrà fare a meno di mettere piede in sala e vedere i film su internet?

gen
29
2010
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Il luogo di mezzo di amabili resti

Amabili resti è in arrivo, il film di Peter Jackson è tra gli eventi più attesi di questo inizio di 2010 e personalmente sono molto incuriosito dal mondo che il buon Jackson ha creato, una sorta di limbo, di terra di mezzo in cui la bambina protagonista è bloccata e da dove cerca di aiutare la sua famiglia rimasta a piangerla sulla terra.

Daccordo il soggetto non è dei più allegri e prevedo fiumi di lacrime in sala.
Ma torniamo alla terra di mezzo di Jackson, un luogo che le immagini ci mostrano luminoso e pieno di colori.

E come poteva il marketing di Amabili resti lasciarsi sfuggire l’occasione di sfruttare questo luogo così misterioso?
Infatti è online un sito parallelo al sito ufficiale dedicato completamente al luogo di mezzo.
Il luogo di mezzo (il sito intendo) è una finestra su questo limbo… anzi sono quattro finestre.
Andiamo con ordine.

Il sito si apre con una elegante e rilassante presentazione in flash che ha lo scopo di introdurre il visitatore in questo mondo da sogno (più o meno) e di guidarlo con veloci indicazioni all’utilizzo del sito.

A fine presentazione ci si trova in una pagina con un’immagine promozionale del film tutta pixellata.
Ad ogni pixel corrisponde una foto che ogni utente può inviare.

In pratica il gioco è questo: inviateci una foto di come vorreste che fosse il vostro luogo di mezzo.
Immagini del nostro quotidiano, luoghi da sogno che abbiamo visitato (o che vorremmo visitare), le foto della nostra famiglia, quelle di un film che amiamo, c’è spazio per tutto.

Scorrendo col mouse sull’immagine è possibile vedere le anteprime delle foto già caricate , poi cliccando su una foto questa si ingrandisce, si può girare e sul retro c’è il nome di chi l’ha inviata.

In alto c’è un veloce menù che offre prima di tutto altri tre sfondi su cui caricare le foto.

Scopo del gioco (promozione a parte) è quello di realizzare un enorme collage con le immagini degli utenti, un insieme di foto che rappresentino il sogno dell’aldilà (anzi del quasi aldilà) per ciascuno di noi.

Mentre mi trovavo ho ovviamente provato a caricare una mia foto per entrare nel luogo di mezzo.
Nel menù in alto c’è il tastino “posta una foto” che apre una finestra.
Le foto si possono caricare dal nostro account Facebook (ovviamente!), da quello Flickr (che vi riconosce anche i credits con un messaggio sul retro della foto) o direttamente dal vostro computer.
Peccato però che non si possa scegliere in quale pixel dell’immagine caricare la propria foto… e a dire il vero nemmeno in quale delle quattro immagini.

Per i più distratti è anche possibile inserire la propria mail in modo da farsi inviare automaticamente il link alla propria foto. Altrimenti in quella schiera di pixel può essere un problema ritrovarla.

L’operazione è semplice ma molto poco personalizzata. Rimane la soddisfazione di vedere una propria foto nel sito. Sul retro della foto c’è anche uno spazio bianco modello cartolina dove in teoria è possibile scrivere un proprio pensiero, un messaggio, una spiegazione del perchè abbiamo postato quella foto e non un’altra. Solo che io non sono riuscito a scoprire come si faccia, che non sia possibile per la versione italiana?

Il giochino non finisce qui.
Se andate su una foto (vostra o di altri) è anche possibile (di nuovo direi ovviamente) condividere la foto in rete inviandola ad un vostro amico o pubblicandola sul vostro Twitter o Facebook.

Il sito è molto semplice ed immediato, le operazioni per caricare foto e condividerle estremamente intuitive, il risultato finale decisamente affascinante.
Insomma se volete entrare nel Luogo di mezzo, o meglio se volete mostrare al mondo come dovrebbe essere il vostro luogo di mezzo ideale non vi rimane che andare sul sito e caricare la vostra foto.

E poi magari passate di qui a dirci dov’è la foto che avete caricato e perchè l’avete inserita.

gen
27
2010
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Apple presenta l’iPad

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“Last time there was this much excitement about a tablet, it had some commandments written on it”

- The Wall Street Journal

Finalmente Steve Jobs ha presentato l’iPad, il più anticipato prodotto della storia Apple (basta la citazione qui sopra per capire di cosa si tratta) e per quanto prevedibilissimo nell’essere un iPhone XXL (o un iPhone per i Na’vi di Avatar, per riprendere la battuta che mi è venuta in mente pensando alle discussioni sulle dimensioni delle armi) è una rivoluzione.

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Colmare il divario tra un iPhone e un portatile può sembrare a tutti, col senno del poi, una cosa banale ma è un bisogno che tutti sentiamo ormai da anni (qualcosa di più grande di uno smartphone, ma più piccolo di un portatile) e Apple riempie questo vuoto prendendo il meglio dei suoi prodotti, soprattutto grazie ad un sistema oeprativo che ha fatto la fortuna del suo telefono e sembra portare anche software d’uso quotidiano, come i fogli di calcolo, ad un nuovo livello di usabilità.

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Ideale per navigare, leggere, sfogliare e, ovviamente, guardare film eccolo qui, come è stato per l’iPhone si capisce già che le funzioni d’uso che si inventeranno una volta che l’avremo in mano sono più di quanto possiamo immaginare.

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Tutte le info sono qui, ncora una volta chi lo capisce bene, chi non lo capisce… peggio per lui!

Scritto da Davide in Generale
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27
2010
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Avatar, la guerra dei record e Harry Potter in 3D

Avatar, come già detto, porta il cinema nell’era del Cinema 2.0 e anche se dubito che qualcuno batterà realmente questi record nel breve termine i numeri che sta facendo rendono necessario correre ai ripari, per evitare di fare brutta figura con i blockbuster non 3D dei prossimi anni.

Penso sia da leggere in quest’ottica la notizia della conversione al 3D anche degli ultimi capitoli di Harry Potter (e i Doni della Morte 1 e 2) e basta farsi due conti, anche solo sull’Italia, per capire il perché.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue ha incassato nel nostro paese poco più di 18.300.0000 Euro, portando al cinema quasi 3 milioni di persone, da cui discendo un prezzo medio del biglietto di 6,13 Euro.

Se gli stessi 3 milioni di persone avessero pagato il prezzo medio del biglietto di Avatar, ad oggi 8,44 Euro, l’incasso finale del film sarebbe stato di oltre 25.000.000 di Euro.

Dato che da quel che si legge convertire un film come Harry Potter in 3D costa 5 milioni di $ ecco lì che solo con il differenziale potenziale di incasso dell’Italia l’operazione è già più che conveniente, anche perché il parco sale 3D è in continua crescita e quindi, teoricamente, sono in aumento le situazioni in cui il film potrà essere proiettato in 3D e quindi il prezzo medio è destinato a crescere ancora, visto che ad esempio per L’Era Glaciale 3, solo pochi mesi fa ma con la metà circa delle sale 3D di adesso, è stato di 7,32 Euro.

Bisognerà però vedere quanto pubblico sceglierà effettivamente di preferire la visione in 3D di un film che non ha le caratteristiche di Avatar e di altri titoli concepiti per il 3D, ma a cui la terza dimensione è stata aggiunta in post-produzione, oppure opterà con maggiore serenità per la visione tradizionale.

Il rischio è di trovarsi di fronte a due tre anni in cui non sarà facile distinguere tra film nati e concepiti in 3D e film proposti in 3D solo per ragioni di box office, una strada che rappresenta un’opportunità, ma anche un rischio per il neonato formato e la sua capacità di dimostrare quanto sembra perfettamente riuscito a fare con Avatar, cioè che il 3D è effettivamente un’esperienza a valore aggiunto.

PS: sul record di Avatar leggi anche questo post.

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27
2010
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Scaricate una copia digitale di Terminator Salvation Gratis… non in Italia

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Trovo questo titolo Geek Deal: Download A Digital Copy of Terminator Salvation for FREE su /Film e seguo contento istruzioni e link verso CinemaNow, peccato che ad accogliermi ci sia il solito triste messaggio “This movie store is currently unavailable outside the United States.”

Con l’occasione scopro però con sorpresa che CinemaNow ha anche un sito internazionale verso cui mi dirigo speranzoso, solo per scoprire che i titoli che si possono comprare vanno da Kinky Pleasures a Naked Sins passando per Forbidden Temptations.

Certo non ho consultato tutto il catalogo a disposizione dell’international, ma l’offerta continua ad essere cosa ben triste se paragonata a quello che si può trovare sul mercato americano.

Scritto da Davide in Cinema, Distribuzione

gen
26
2010
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Il 3D in pellicola è realtà (da incubo)

oculr 3dIl 3D moderno è digitale, si basa su quella tecnologia e per quello funziona diversamente da quello del passato. Ma il digitale costa e oggi fanno capolino i primi sistemi per rendere i normali proiettori capaci di mandare film in pellicola 3D. Si tratta di una notizia ottima per gli esercenti e pessima per gli spettatori, i quali come spesso capita saranno per lo più ignari delle opportunità che gli sfuggono.
Da quando è cominciata la grande operazione di penetrazione nelle sale mondiali della tecnologia per la visione stereoscopica moderna, si è detto più volte che uno dei pregi maggiori è di forzare gli esercenti al passaggio verso i proiettori digitali. Anzi, è acclarato che tanta insistenza da parte dei produttori/distributori nel fare film in 3D e spingerli in giro (in molti casi finanziando le sale perchè comprino la tecnologia adeguata) è finalizzata ad avere il digitale nelle sale, cioè apparecchiature che consentano di distribuire i film non in pellicola (che significa portare le pizze con un camion e un impiegato) ma via internet (che significa abbattere grandissima parte dei costi).

Il sogno di un parco sale interamente digitali che sembrava ora finalmente ipotizzabile (sebbene in un remoto futuro) potrebbe infrangersi di fronte ai nuovi brevetti di Technicolor e OculR. Le due società hanno infatti messo a punto separatamente due sistemi diversi (leggi: rivali) per mandare film tridimensionali con un normalissimo proiettore in pellicola.
In entrambi i casi si tratta di fornire una pellicola stampata appositamente, una lente particolare che fa il lavoro e i soliti occhialini, il risultato (dicono le aziende) è pari a quello del 3D digitale.
In realtà pari non lo sarà mai, perchè di pellicola si tratta, il che significa che un margine di fastidiosa imprecisione è fisiologico (tanto che entrambi i sistemi sono dotati di sistemi di correzione in diretta per i proiezionisti) e soprattutto che non si potrà godere dello splendore del digitale.

Technicolor-3D-System-Diagram
OculR è una joint venture di ex dirigenti di Panavision (attrezzature), RealD (operatori nel campo del 3D) e MGM/Fox (distributori) e sfrutta un brevetto (Oculus 3D) che prevede di stampare pellicole nelle quali ogni frame è diviso in due verticalmente, cioè ogni fotogramma ha due immagini affiancate a polarità diversa. La lente speciale poi le rende una sola e la proietta sullo schermo. L’occhiale fa il resto come al solito.
Technicolor invece è il colosso della postproduzione che ha in mano già tantissima parte dei processi di lavoro sulla pellicola (compresa la sua digitalizzazione) per gran parte del mercato mondiale (il che significa, per dire, anche italiano) e ha messo a punto un sistema simile che divide il fotogramma sempre in due ma orizzontalmente con la relativa lente che aggiusta il tutto per la proiezione e gli occhialini a fare il lavoro di rifinitura finale.

L’idea, nella propaganda delle aziende, è di portare il 3D anche alle sale che non possono ammodernarsi e di consentire una più agevole transizione verso il momento in cui tutte diventeranno digitali. La realtà dei fatti però è che se le sale vogliono solo guadagnare di più da questo 3D (come è anche corretto), ma se possono comunque maggiorare il biglietto (e possono), perchè una volta passati a questo 3D low cost dovrebbero poi comprare un costosissimo proiettore digitale? E lo spettatore che si troverà di fronte un film 3D in pellicola non potendo conoscere la differenza che giudizio darà su questo nuovo stile di visione lontano anni luce dalla perfezione del digitale?
Per molto tempo abbiamo detto che il 3D moderno non è come quello di una volta, che risolve i suoi problemi e che è sostanzialmente migliore. La versione in pellicola rischia di negare quest’assunto riducendo drasticamente i passi avanti fatti dagli anni ‘80 ad oggi.

Scritto da Gabriele Niola in 3D, Digitale, Distribuzione, Esercizio, Tecnologia

gen
22
2010
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Il libro misterioso di Alice in wonderland

E così parte (o se volete continua) anche la campagna di marketing virale di Alice in Wonderland.
Il film di Tim Burton sarebbe in realtà capace di viaggiare da solo vista la grande attesa che si trascina dietro per la firma del regista, per la presenza di Johnny Depp e per le immagini finora rilasciate.
Però perchè lasciarsi sfuggire l’occasione di coinvolgere la rete?

Così alla Walt Disney hanno pensato bene di inviare un regalino ad alcuni blogger americani.
Quelli di Firstshowing, per esempio, hanno ricevuto un bel pacchetto contenente una copia del libro Alice in Wonderland. Solo che all’apertura hanno trovato dentro un secondo libro, ed aprendo questo un terzo, e poi ancora fino a quando l’apertura dell’ultimo libricino ha rivelato la presenza di una chiave vecchio stile (in realtà USB) e di un bigliettino “Leggimi”.

alice-wonderland-marketing

Trovate la descrizione dettagliata di quanto era contenuto nella scatola su questa pagina, ma quello che mi interessa è scoprire questo nuova campagna di viral marketing cinematografico.
Viral, perchè anche se a ricevere il pacchetto sono stati pochi fortunati è evidente che la notizia (e le foto – ne riporto un paio anche io) stanno facendo il giro del mondo e danno nuova linfa all’attesa del film.

E mi sembra innegabile che la mossa sia molto ben realizzata.
I libri sono in perfetto stile Alice, le immagini sono quelle del film, eleganti, affascinanti, e non dubito che la chiavetta diventerà un pezzo di enorme valore tra i cinefili e tra i geek.

alice-wonderland-chiavetta

E cosa dire del bigliettino “Leggimi” e del misterioso foglio con le precisazioni sul cognome di Alice?
Il primo ci porta direttamente nel Paese delle meraviglie, il secondo solleva mille dubbi ed è facile ipotizzare che sia il legame per il prossimo passo… che a questo punto è lecito attendersi a breve.

Chiudo festeggiando questa nuova campagna di marketing (e complimenti per aver unito il reale al virtuale) ed inserendo il video realizzato dai ragazzi di Firstshowing quando hanno ricevuto ed aperto il pacco proveniente direttamente da Wonderland.

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Marketing
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20
2010
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Un po’ di numeri sul porno

Via la mia fonte preferita di immagini con numeri sempre interessanti e rappresentazioni della rete ecco un’interessante immagine che riepiloga molti numeri sul porno. Cliccare sull’immagine per ingrandire.

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19
2010
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Avatar 3 volte in 3D in giro per l’Italia

Dopo un fine settimana record Avatar continua a macinare risultati impressionanti, avendo superato i 500 milioni di dollari negli USA già nella giornata di ieri (mentre in Cina ritirano le copie 2D per far spazio a Confucio). Tutti gli altri film raccolgono davvero le briciole, confermando la sensazione che nel weekend molti abbiano incassato solo perché le sale con Avatar erano piene, beneficiando del naturale travaso da una sala all’altra.

Su ScreenWEEK.it abbiamo assecondato l’avatarmania offrendo ai nostri lettori nelle principali città il biglietto del cinema per andare a vedere Avatar tre volte in tre diversi schermi 3D e devo dire che, pur se in modo diverso e senza alcun metodo scientifico, sono venuti fuori dei post interessanti dalle città di Ravenna, Roma e dintorni, Genova, Milano, Palermo, NapoliTorino e Rimini (Insettoselvaggio) + Rimini (Rafe).

Ovviamente alla Box Office Cup il film ha premiato chi aveva fatto le previsioni più aggressive e reso ancora più interessante il round di questa settimana.

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13
2010
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Cinema 2.0: Avatar è il primo film del nuovo millennio

In realtà dovrei dire del nuovo secolo, perché il cinema non ha una storia millenaria e il fatto di essere a cavallo di un nuovo millennio e “vivere” in quello che un giorno sarà chiamato il terzo millennio è solo una gran botta di fortuna ed una cosa molto più grande di quello di cui trattiamo qui, ma proprio per questo millennio ha tutto un altro sapore e non capita a tutti di poterlo usare quindi mi sono detto perché no!

Poi chissà se all’appuntamento col prossimo cambio di secolo il cinema esisterà ancora, quindi potrebbe essere la prima, ma anche l’ultima, occasione per dire che col nuovo film di James Cameron ci troviamo ad un punto di svolta della storia del cinema. Non tanto perché dopo Avatar nulla sarà più come prima, per molti anni ancora il cinema sarà ancora così come lo conosciamo, ma perché d’ora in avanti diventerà definitivamente normale anche avere dei film in cui ambientazioni e protagonisti, pur in un’opera che appare “live action”, sono in realtà tanto artificiali, eppure così altrettanto vivi, quanto i personaggi di un moderno film d’animazione o di un normale film con personaggi in carne e ossa.

Certo la differenza tra il film d’animazione e quello live action rimane comunque nel fatto che mentre nel primo l’interpretazione è tradotta in immagine con la mediazione di artisti, in questi film abbiamo, anche se bisogna dire “ancora” e “parzialmente” perché non è così per tutte le creature che prendono vita sullo schermo, degli attori in carne ed ossa a dare il primo alito di vita ai personaggi e alla loro storia.

Penso che abbia sintetizzato benissimo questo concetto Gabriele Niola nella recensione pubblicata su ScreenWEEK.it quando dice che “Avatar ha il compito di traghettare (speriamo) il mestiere di regista in un’altra era fatta di nuove potenzialità aggiunte alle solite“.

Intendiamoci non è che si tratti, in assoluto, di tutte cose mai viste, ma mai nessuno ne aveva fatto un’opera così integrata, totale, articolata e compiuta e sappiamo bene che, una volta sviluppata, certa tecnologia diventa quasi automaticamente uno standard per tutti, uno standard che rende definitivamente obsoleta la già triste espressione: “questo film è tutto effetti speciali”, perché gli effetti speciali sono finalmente “normali” e andranno commentati non più come un elemento (che per alcuni è) estraneo al film, ma alla pari con i costumi, le scenografie, la fotografia… tutti elementi che in gran parte sostituiscono ed integrano.

Per l’industria dell’entertainment, infine, Avatar rappresenta quel film che non solo, oggi, riporta la fruizione nella sala cinematografica al centro dell’attenzione del pubblico e mantiene in pieno la promessa 3D fatta da Katzenberg un anno fa, ma anche l’evento storico che ci convincerà, nei prossimi anni, a cambiare per l’ennesima volta (ma non saranno troppe) televisore, alla ricerca della visione 3D anche in casa.

Scritto da Davide in 3D, Cinema, Cinema 2.0, Digitale, Distribuzione
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